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Centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord – Civitavecchia

Nome del conflitto: Centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord – Civitavecchia

Dove sta avvenendo: Civitavecchia – Alto Lazio

Cosa sta accadendo

La lotta contro la riconversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia risale a gennaio del 2001, data di nascita a Civitavecchia del primo Comitato per il no al carbone, immediatamente dopo l’annuncio da parte di ENEL di voler riconvertire a carbone la centrale di Torre Valdaliga Nord nel dicembre 2000.

Enel S.p.A., ha proposto la trasformazione a carbone della centrale di TVN, per motivazioni “di tipo strategico- economico” (pag. 8- Dec.VIA/2003/0680), ovvero per meri fini di lucro, in un contesto già duramente colpito dall’impatto di numerosi impianti. Infatti nel comune di Civitavecchia l’ENEL ha realizzato, a partire dal 1962 e fino al 1986, ben 10 gruppi termoelettrici in un crescendo di dimensioni produttive: i) Fiumaretta due gruppi, uno da 140 Mw e un altro da 240 Mw alimentati a olio combustibile; la centrale è stata chiusa da circa 10 anni; ii) Torre Valdaliga Sud 4 gruppi termoelettrici uno da 200 e 3 gruppi da 320 Mwe; iii) Torre Valdaliga Nord 4 gruppi termoelettrici da 660 Mwe, con al servizio una ciminiera multicamino di 250 metri di altezza, sempre alimentati ad olio combustibile.

Pericoli per la popolazione

I risultati dell’inquinamento causato dalla centrale sono allarmanti:

  • Nel comprensorio di Civitavecchia si muore il 26% in più rispetto alla media di patologie neoplastiche,
  • il comprensorio di Civitavecchia è al 1° posto nel Lazio ed al terzo in Italia per mortalità per tumori ai polmoni, alla trachea e ai bronchi,
  • è stato riscontrato un eccesso di leucemie e linfomi,
  • nel biennio 1990-1991 l’Osservatorio Epidemiologico Regionale (OER) rileva a Civitavecchia un incidenza di mortalità per tumori ai polmoni, bronchi e trachea superiore al 35% della media regionale
  • nel 1996 l’OER nell’analizzare i dati relativi al triennio 1990/1992 rileva che Civitavecchia (comprensiva di Tolfa Allumiere e Santa Marinella) e al secondo posto nel Lazio per mortalità per tumori e al primo per quella relativa ai tumori ai polmoni),
  • Nell’ottobre 1999 una ricerca dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale ha riscontrato una mortalità delle donne nel territorio di Civitavecchia (comprensivo di Allumiere, Santa Marinella e Tolfa) superiore del 12% rispetto alla media della Regione Lazio. Notevolissime le incidenze di mortalità per cancro alla trachea, ai bronchi ed ai polmoni (+23%)
  • Il centro pneumologico Conti Curzia di Civitavecchia, in una ricerca effettuata nel 2001 su ragazzi tra gli 11 e i 14 anni ha riscontrato che il 56,3 % dei soggetti (di gran lunga la più alta del Lazio) è affetto da asma, allergie ed altre sindromi dell’apparato respiratorie,
  • Uno studio commissionato dal National Institute of environmetal Health Sciences ( NIEHS) -funded extension of the acs studi (Pope et al 2002) – ha chiaramente messo in relazione l’aumento del rischio di avere il cancro al polmone con l’esposizione cronica alle polveri provenienti dalla combustione dei fossili.
  • La rivista Ocupational Envirinmental Medicine nel settembre 2004 pubblica una ricerca in cui si dimostra che nell’area di Civitavecchia il rischio di cancro al polmone sarebbe al 20/30% superiore rispetto alla media regionale.
  • Nel settembre 2004 la rivista Medical British Journal in un lavoro di sette pagine interamente dedicato a Civitavecchia afferma che il dato più allarmante riguarda un aumento della mortalità per cancro del polmone che raggiunge un livello del 20/30% superiore rispetto alla popolazione italiana
  • Infine nell’ottobre 2006 la rivista “Epidemiologia & prevenzione” ha pubblicato lo studio “Mortalità e ricoveri ospedalieri nell’area industriale di Civitavecchia” (V.Fano, F.Forastiere, P.Papini, V.Tancioni, A.Di Napoli, C.A.Pertucci), nel quale si afferma che “L’analisi dei ricoveri ospedalieri aggiunge informazioni al quadro epidemiologico dell’area, con risultati coerenti con quelli di mortalità e che confermano i risultati di studi precedenti: tumore polmonare pleurico e asma bronchiale sono chiaramente in eccesso. Una novità rispetto alle conoscenze già note è costituita dall’aumento incidenza di insufficienza renale cronica, rilevato dal Registro Regionale dialisi”.

Pericoli ambientali

Le centrali a carbone continuano ad essere tra le principali responsabli delle emissioni di mercurio, arsenico e di polveri fini. Il mercurio contenuto nel carbone è maggiore di quello contenuto nell’olio combustibile fino ad un massimo di circa 150 volte. Questa situazione espone la popolazione al rischio d’inquinamento da mercurio con gravi effetti sulla salute umana e soprattutto sul sistema nervoso in via di sviluppo (feto, neonato e bambino). La centrale è costruita sul mare e, poiché il pericolo per l’essere umano è l’ingestione di mercurio (metilmercurio) presente nel tessuto dei pesci, si comprende la potenziale minaccia per la popolazione del comprensorio. Nell’area dei Monti della Tolfa le piogge acide hanno causato la dissoluzione di alluminio e ferro, metalli dei quali queste zone sono particolarmente ricche. L’inquinamento delle falde acquifere, secondario all’infiltrazione del terreno da parte di questi elementi chimici, ha reso non potabili le acque sorgive dei paesi di Allumiere e Tolfa. Secondo la V.I.A, le concentrazioni di inquinanti al suolo, in questa area, sono prevalentemente imputabili alla centrale, a causa della sua posizione e conformazione orografica; Nella zona intorno alla centrale denominata Sant’Agostino è stata costatata una presenza di arsenico + 10 rispetto a quanto consentito dalla legge con picchi di + 40 (non esistono livelli di arsenico non dannosi). La Commissione Tecnico-Scientifica nominata dal Comune di Civitavecchia ha consigliato riconvertire la coltura del territorio per un raggio di 30 km da alimentare a “non alimentare e/o fiori”. Tra il 2002 e il 2004, una media (nazionale) di 8220 morti l’anno sono dovute agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di polveri sottili nell’aria.  Relativamente alle emissioni di anidride carbonica (CO2) già nel 2005, pur funzionando a regime ridotto, le emissioni di CO2 della centrale, pari 2,9 milioni di tonnellate,  hanno superato il tetto delle quote assegnate del 30%. Infine si fa notare che la centrale termoelettrica di Torre Valdaliga Nord è ubicata nel mezzo di un SIC (Sito di Interesse Comunitario) denominato “Fondali tra Punta Sant’Agostino e Punta della Mattonara”.

Contatti di riferimento: nocoketarquinia@yahoo.it

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